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venerdì 15 marzo 2013

L'INAIL E IL FAX

Dopo circa 4 mesi dall'accaduto e dopo avermi richiesto ogni tipo di informazione (anche inutile), un ufficio INAIL della Provincia di Milano non ha ancora capito che quel giorno mi sono recato al lavoro in bicicletta. Dopo le prime scartoffie ricevute dove mi si chiedeva il numero di targa della mia autovettura (boh!), ora ricevo l'ennesima lettera nella quale vogliono avere copia della mia Patente di Guida (chissà perché), la vogliono via fax (sic!) scrivendomi (a mano) il numero al quale dovrei inviarla (con prefisso di Roma). 
Inutile dire che è impossibile mettersi in contatto con loro, riferimenti telefonici non ne mettono e nemmeno al numero reperito in Internet non rispondono, le mail non sanno manco cosa siano, recarsi di persona nei loro uffici vorrebbe dire prendere un giorno di ferie (dato che sono aperti solo tre ore al mattino ed una al pomeriggio in orari d'ufficio) senza avere nemmeno la certezza che si risolva lo stallo ma alla fine mi toccherà fare così. E dire che la Patente la tengo scannerizzata in Cloud perché non si sa mai. 
Ma secondo voi possiamo competere col resto del mondo se per una banalità del genere la nostra Pubblica Amministrazione si perde in un bicchiere d'acqua? Ma non eravamo una Regione d'eccellenza? 


mercoledì 20 giugno 2012

LA RIFORMA FANTOZZIANA

Il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni-Griffi ha pensato ad un bel taglio alle telefonate sul luogo di lavoro, una bella riforma della spesa pubblica in nome della Spending Review. In teoria tutto bene, ma in pratica sembra proprio una riforma al contrario.
Ai dipendenti pubblici saranno infatti consentite solo le telefonate urbane, al personale dirigenziale le chiamate nazionali e ai cellulari, mentre solo ai dirigenti saranno consentite le telefonate all'estero. A quando le 100 piante di Ficus, le poltrone di pelle umana e l'acquario nel quale nuotano dei dipendenti sorteggiati? Probabilmente sarà solo questione di tempo.
Morale della favola: salendo di categoria, non solo si ha un adeguamento dello stipendio, ma ci si porta a casa pure tutti i benefit. Insomma si allarga sempre di più la forbice fra benestanti ed ex-benestanti. 
Se poi a questa vicenda aggiungiamo quella del sottosegretario Polillo che ha proposto meno ferie per aumentare il Pil, mi sembra chiaro che oramai ci manchino solo le catene ai piedi e siamo a posto. Ah no, abbiamo anche quelle, eccole. 



domenica 13 febbraio 2011

QUEL IRREFRENABILE DESIDERIO


Ci siamo giustamente incazzati per i ricatti di Marchionne, per la maleducazione di Belpietro, per la violenza di La Russa, per le negligenze di Bondi e per Berlusconi. Però, farci venire il sangue amaro per le nefandezze di un impero che si sta sgretolando, forse non vale la pena; dobbiamo solo aspettare e tutto questo sarà finito. Se persino l'Impero Romano è caduto, figuriamoci cosa ne sarà di una egemonia retta da quattro stronzi. 

Quindi da cosa dobbiamo veramente ribellarci? Il nemico invisibile dal quale guardarci è ciò che lasceranno questi signori: la loro funesta visione del mondo. La cultura che sono riusciti ad instillare è quella dell'obbedienza incondizionata, consapevoli che, nella nostra società, è venuta meno la forza della contestazione che aveva caratterizzato i decenni precedenti. Oggi chiunque abbia delle funzioni direttive di qualsiasi livello, non si fa alcuno scrupolo ad andare contro le esigenze delle categorie che rappresenta, anzi, quando questi soggetti arrivano nella "stanza dei bottoni" significa che ti devi confrontare con degli avversari in più. 
E' vero, è una storia vecchia questa, tanto che in dialetto milanese esiste uno splendido proverbio che recita: "Quand la merda la munta al scagn, o che la spusa, o che la fà dagn!". (Quando la merda sale di livello, essendo una merda, non può fare che due cose: o puzzare, o fare danni). Nulla di più vero. Sanno di sbagliare, ma sono comunque spinti dal loro irrefrenabile desiderio di prevaricare gli altri e i loro diritti. 
Circa 2 anni e mezzo fa scrissi questo post, che mi diede tante soddisfazioni. Ma veramente tante. Chissà che questo non faccia altrettanto.

sabato 5 febbraio 2011

E ADESSO SONO FATTI VOSTRI

Nonostante la vittoria (seppur risicata) al referendum Fiat, Marchionne se ne frega della parola data e vorrebbe trasferire la sede centrale negli USA. Come dire: " Vi abbiamo preso per il culo". 
Si è rimangiato tutte le promesse fatte prima della consultazione e soprattutto ha fatto un gran favore a chi gli aveva dato fiducia, gli impiegati. Così in un sol colpo si ritrovano tutti cornuti e mazziati: senza lavoro e senza diritti. 
Gran bel successo è stato dargli fiducia.

domenica 26 dicembre 2010

BASTONARE I SOTTOPOSTI

Nonostante "lo statuto dei lavoratori preveda una normativa specifica che vieti l'installazione di qualsiasi dispositivo o apparecchiatura di controllo con la finalità di guardare da lontano se il proprio dipendente stia o meno lavorando", oramai è un'usanza comune in molti luoghi di lavoro.
Questo la dice lunga sulla mentalità imperante dei dirigenti italiani: bastonare i sottoposti.

venerdì 18 giugno 2010

L'ACCORDO FIAT E' UN PIATTO INDIGESTO

Questo è l'accordo siglato tra la Fiat e i sindacati (firmato da tutti eccetto da quei cattivoni della FIOM). Pur di farlo digerire agli operai di Pomigliano d'Arco (in primis) e a tutti gli altri (in secundis) qualcuno lo ha definito "non così male". Dopo averne letto uno stralcio mi vien da pensare che senso ha comprare una Fiat visto che ormai di italiano non c'è rimasto più nulla, nemmeno il contratto che adesso ha il sapore di un piatto di Bigos, il piatto tipico polacco.
Forse sarebbe bene indirizzare i nostri acquisti verso altre marche, come quando si fece quella campagna contro la Nike per lo sfruttamento del lavoro minorile. Propabilmente è l'unica lingua che capiscono, dato che delle condizioni lavorative dei propri operai, a questi dirigenti, non frega un cazzo. Questo accordo è un piatto indigesto, non solo per i diretti interessati ma anche e soprattutto per tutti gli altri. Non oso immaginare cosa faranno dopo averci fatto digerire sta roba...

martedì 15 giugno 2010

LE 10 COSE DA FARE PER LAVORARE MEGLIO

Molto spesso il luogo di lavoro è causa di stress e quasi sempre è colpa nostra. Perchè allora non seguire questi consigli? Forse tutto ciò può aiutare a farci lavorare meglio.

  1. Fare una cosa alla volta

  2. Conoscere il problema

  3. Imparare ad ascoltare

  4. Imparare a fare domande

  5. Distinguere le cose sensate da quelle che non sono

  6. Accettare i cambiamenti come inevitabili

  7. Ammettere gli errori

  8. Dire le cose in modo semplice

  9. Stare calmi

  10. Sorridere

sabato 16 gennaio 2010

ISSO, ESSA E 'O MALAMENTE

Un gruppo di operai della Fiat di Pomigliano d’Arco (NA), il cui contratto è scaduto a fine 2009, hanno assistito alla messa e poi portato in processione la statua del patrono della città, san Felice, a cui hanno affidato le speranze di mantenere il posto di lavoro.
Dirò pure una cosa impopolare ma di costoro non me ne importa nulla. Posso capire che la disperazione ti porti a fare gesti inconsulti ma sarebbe bene che aiutasse l'ingegno invece di rincoglionirlo.
Certo che c'è poco da stare allegri comunque. Sempre da quelle parti e precisamente nella parrocchia di Maria Santissima del Rosario, di via Traccia a Poggioreale (NA), il parroco, Don Salvatore Marseglia, divenuto "famoso" grazie ad un'inchiesta de "Le Iene", è stato allontanato da Napoli e mandato in un monastero nel Lazio da qualche giorno. Ma la cosa triste è che quando la troupe televisiva si è avvicinata ai fedeli per raccogliere interviste, ha ricevuto una accoglienza tutta particolare come si può vedere in questo video.
Sembra proprio l'epilogo di una sceneggiata napoletana: "Isso(san Felice), Essa(la FIAT) e 'o Malamente(il prete sporcaccione). Che merde!

domenica 18 ottobre 2009

FUORI DAI COGLIONI

Comportamenti subdoli e vigliacchi adottati dalle aziende per eliminare, annientare e distruggere un dipendente. E’ arrivato il momento di alzare la testa e dire basta, i mezzi, pochi ma ci sono e funzionano. Facciamo il punto.
  • Mobbing: è un insieme di comportamenti definiti violenti. Si tratta di veri e propri abusi psicologici manifestati sotto forma di angherie, dispetti, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, maldicenze e ostracismi perpetrati da parte di colleghi nei confronti di un lavoratore.
  • bossing o job-bossing: è simile al mobbing, si differenzia dal fatto che viene messo in atto da un vertice aziendale verso un subordinato. Si tratta di una persecuzione tecnicamente affinata nei minimi dettagli, spesso con la complicità di altri attori vili e consenzienti, che mira a porre una persona nelle condizioni di doversi licenziare per alleviarsi le pene che subisce.
  • straining: è un conflitto che si svolge sempre sul posto di lavoro, ad opera di persone che ricoprono ruoli di comando e si caratterizza prevalentemente con isolamento forzato, demansionamenti, mancato aggiornamento delle normali pratiche di lavoro, dal telefono che viene tolto definitivamente dalla scrivania, attacchi alla reputazione della persona e molestie sessuali.


Non bisogna assolutamente abbassare la guardia ma combattere, denunciare e portare in tribunale coloro che cagionano le angherie legate a questa pratica deplorevole. Raccogliere quanto più materiale sia possibile, anche le registrazioni audio servono per inchiodare questi personaggi che meritano assolutamente solo il carcere, senza condizionale. Chi non ha provato sulla propria pelle questo tipo di violenze, non riesce neppure lontanamente ad immaginare quanto devastanti siano e su quante altre realtà si ripercuotano: dalla famiglia, alla vita privata, agli amici, alla psiche, all’autostima. La prima cosa da fare è quella di non lasciarsi intimorire, rivolgersi ad un legale possibilmente specializzato in cause di lavoro e farsi certificare il mobbing, il bossing o lo straining secondo il metodo Ege 2002, questo è determinante in fase dibattimentale. Togliamoceli dalle palle.

venerdì 16 maggio 2008

MOBBING



La pratica del mobbing consiste nel vessare il dipendente o il collega di lavoro con diversi metodi di violenza psicologica o addirittura fisica. Ad esempio: sottrazione ingiustificata di incarichi o della postazione di lavoro, dequalificazione delle mansioni a compiti banali (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti insignificanti, dequalificanti o con scarsa autonomia decisionale) così da rendere umiliante il prosieguo del lavoro; rimproveri e richiami, espressi in privato ed in pubblico anche per banalità; dotare il lavoratore di attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, arredi scomodi, ambienti male illuminati; interrompere il flusso di informazioni necessario per l'attività (chiusura della casella di posta elettronica, restrizioni sull'accesso a Internet); continue visite fiscali in caso malattia (e spesso al ritorno al lavoro, la vittima trova la scrivania sgombra). Insomma, un sistematico processo di "cancellazione" del lavoratore condotto con la progressiva preclusione di mezzi e relazioni interpersonali indispensabili allo svolgimento di una normale attività lavorativa.

E' quindi chiaro che il mobbing non è una malattia ma rappresenta il termine per indicare la complessiva attività ostile posta in essere solitamente da un datore di lavoro (pubblico o privato, da solo o in combutta) per demansionare il lavoratore, isolarlo e obbligarlo al trasferimento o alle dimissioni.
Il mobbing non è una malattia ma può esserne la causa. La patologia psichiatrica più frequentemente associata è il disturbo dell'adattamento; esso si compone di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva reattiva all'evento stressogeno. Fra le conseguenze rientrano la perdita d'autostima, depressione, insonnia, isolamento. Il mobbing è causa di cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite, dermatosi. Le conseguenze maggiori sono disturbi della socialità, quindi, nevrosi, depressione, isolamento sociale e, suicidio in un numero non trascurabile di casi.

In Italia non esiste una legge in materia di mobbing e quindi il mobbing non è configurato come specifico reato a sé stante. Gli atti di mobbing possono però rientrare in altre fattispecie di reato, previste dal codice penale, quali le lesioni personali gravi o gravissime, anche colpose che sono perseguibili di ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell'origine professionale della malattia. La legge italiana disciplina anche il risarcimento del danno biologico, associabile a situazioni di mobbing.

Una sentenza del Tribunale di Pisa afferma la non computabilità nella durata della malattia delle assenze riconducibili alla violazione dell’obbligo aziendale di non aggravamento del compromesso stato di salute del dipendente.

La più frequente azione da mobbing consiste nel dequalificare il lavoratore per demotivarlo, farlo ammalare e costringerlo alle dimissioni, considerando che, sul piano giuridico, il demansionamento é vietato perché costituisce sempre lesione del diritto fondamentale alla libera esplicazione della personalità del lavoratore nel luogo di lavoro, tutelato dagli artt. 1 e 2 della Costituzione; il danno che ne deriva è suscettibile di per sé, di risarcimento (Cass. sez. lav. 12 nov. 2002, n. 15868; Corte d’Appello di Salerno, sez. lav., 17 aprile 2002).


Il lavoro è uno dei momenti fondamentali di autorealizzazione dell'individuo; la menomazione di questa opportunità per conflitti interpersonali nei luoghi di lavoro o per decisione dell'azienda, ente o amministrazione pubblica è un fatto gravissimo sia sotto l'aspetto della tutela individuale della persona, sia perchè genera delle diseconomie interne ed esterne, dirette ed indirette al luogo di lavoro. Se i mobbers di vedono tranquillo e pacifico ti aggrediscono in tutti i modi: l'importante è che tu lasci il tuo posto ad un loro amico o amica oppure non occuparti della loro gestione, dei privilegi di cui godono da tempo o delle nefandezze che compiono anzi queste ultime spesso, e parlo a ragion veduta, vengono tenute nascoste...

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