Il summit venne preceduto, per mesi, da rapporti dei servizi segreti italiani e internazionali, da decine di riunioni politiche e tecniche, da ingenti stanziamenti finanziari e da modifiche “emergenziali” del funzionamento del trattato di Schenghen, delle garanzie dei diritti dei cittadini arrestati. Era anche previsto un possibile grande numero di cadaveri, per cui vennero allestite camere mortuarie nell’ospedale San Martino e un numero elevatissimo di arrestati, per cui vennero parzialmente svuotate quattro carceri in Piemonte e in Lombardia e la caserma di Bolzaneto venne trasformata in ufficio matricola. La certezza di avere gli occhi del mondo puntati addosso portò poi al cambio delle divise per i nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri, alla dotazione di nuove armi e nuovi gas e alla costruzione di un moderno ghetto che chiuse per almeno una settimana il centro storico della città di Genova, con grate invalicabili, garritte, posti di blocco e la sospensione delle attività commerciali, così come dei matrimoni e dei funerali. Venne poi chiuso lo spazio aereo e installate batterie antimissile, in base a segnalazioni dell’intelligence che parlavano di una preparazione di un attacco, con aerei, all’Air Force One con cui arrivava e sarebbe ripartito il presidente americano Gorge W. Bush. (Eravamo a poche settimane dall’11 settembre e dall’attacco alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington).
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giovedì 4 giugno 2009
FILM: G8/2001 FARE UN GOLPE E FARLA FRANCA
Un film di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio con Mario Portanova. Genova, luglio 2001 I tre giorni in cui le forze dell’ordine italiane andarono “fuori controllo”. La più imponente operazione politico-militare della storia della Repubblica. La catena di comando che originò il disastro. Le decisioni nei giorni di sangue. L’ultima sentenza e il grido “vergogna”. Con le interviste esclusive a protagonisti e testimoni del tempo: Claudio Scajola (ministro dell’Interno); Fausto Bertinotti (segretario di Rifondazione Comunista); Giuseppe Pericu (sindaco di Genova); Luigi Malabarba (senatore di Rifondazione Comunista); Filippo Ascierto (deputato di AN); generale Nicolò Bozzo (comandante della polizia municipale); Angela Burlando (vicequestore); Concita De Gregorio (inviata di Repubblica); Furio Colombo (direttore de L’Unità); Mark Covell (giornalista e parte civile nel processo Diaz); Lena Zulke (parte civile nel processo Diaz); Laura Tartarini (avvocato del Legal Forum).
Il summit venne preceduto, per mesi, da rapporti dei servizi segreti italiani e internazionali, da decine di riunioni politiche e tecniche, da ingenti stanziamenti finanziari e da modifiche “emergenziali” del funzionamento del trattato di Schenghen, delle garanzie dei diritti dei cittadini arrestati. Era anche previsto un possibile grande numero di cadaveri, per cui vennero allestite camere mortuarie nell’ospedale San Martino e un numero elevatissimo di arrestati, per cui vennero parzialmente svuotate quattro carceri in Piemonte e in Lombardia e la caserma di Bolzaneto venne trasformata in ufficio matricola. La certezza di avere gli occhi del mondo puntati addosso portò poi al cambio delle divise per i nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri, alla dotazione di nuove armi e nuovi gas e alla costruzione di un moderno ghetto che chiuse per almeno una settimana il centro storico della città di Genova, con grate invalicabili, garritte, posti di blocco e la sospensione delle attività commerciali, così come dei matrimoni e dei funerali. Venne poi chiuso lo spazio aereo e installate batterie antimissile, in base a segnalazioni dell’intelligence che parlavano di una preparazione di un attacco, con aerei, all’Air Force One con cui arrivava e sarebbe ripartito il presidente americano Gorge W. Bush. (Eravamo a poche settimane dall’11 settembre e dall’attacco alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington).
Il summit venne preceduto, per mesi, da rapporti dei servizi segreti italiani e internazionali, da decine di riunioni politiche e tecniche, da ingenti stanziamenti finanziari e da modifiche “emergenziali” del funzionamento del trattato di Schenghen, delle garanzie dei diritti dei cittadini arrestati. Era anche previsto un possibile grande numero di cadaveri, per cui vennero allestite camere mortuarie nell’ospedale San Martino e un numero elevatissimo di arrestati, per cui vennero parzialmente svuotate quattro carceri in Piemonte e in Lombardia e la caserma di Bolzaneto venne trasformata in ufficio matricola. La certezza di avere gli occhi del mondo puntati addosso portò poi al cambio delle divise per i nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri, alla dotazione di nuove armi e nuovi gas e alla costruzione di un moderno ghetto che chiuse per almeno una settimana il centro storico della città di Genova, con grate invalicabili, garritte, posti di blocco e la sospensione delle attività commerciali, così come dei matrimoni e dei funerali. Venne poi chiuso lo spazio aereo e installate batterie antimissile, in base a segnalazioni dell’intelligence che parlavano di una preparazione di un attacco, con aerei, all’Air Force One con cui arrivava e sarebbe ripartito il presidente americano Gorge W. Bush. (Eravamo a poche settimane dall’11 settembre e dall’attacco alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington).
giovedì 26 febbraio 2009
OLIGARCHIA KHOMEINISTA
Anche in Svizzera, come già in altri stati, gli autobus che pubblicizzano l'esistenza dei liberi pensatori e delle loro associazioni, si sono messi in moto. A differenza dell'Italia, dove si è dovuta trovare una soluzione che non offendesse troppo i credenti, qui si può ancora dire pubblicamente che dio non esiste. Beati loro.Intanto nella aperta città di Roma anche gli studenti non cattolici sono costretti a subire i diktat dell'assessore alle politiche educative Laura Marsilio(PDL), la quale ha obbligato le scuole della città a variare il menu per il periodo di Quaresima vietando la carne fino al 3 aprile. Caduto il comunismo è iniziano il Khomeinismo cattolico che vede nella città di Roma la propria capitale. Vergogna.
Un altro scempio della legge si è fatto contro il professor Franco Coppoli reo d'aver tolto il crocifisso dalle pareti durante le sue ore di lezione. Per lui sospensione di un mese dal servizio e relativa perdita economica. I cinque componenti del consiglio di disciplina, prendendo questa decisione, si sono voluti far conoscere dimenticando clamorosamente i principi di laicità dello Stato ed infischiandosene di una sentenza della cassazione la n. 439 / 2000 che afferma l’incompatibilità dell’esposizione del crocifisso nelle sedi statali con i principi costituzionali di laicità e uguaglianza e col diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa. Tutto ciò arriva pochi giorni dopo la sentenza di assoluzione del giudice Tosti incriminato per aver fatto la stessa cosa nelle aule di un tribunale.
Appare molto chiaro di come ci sia una parte fra la maggioranza cattolica di questo Paese che voglia imporre alla minoranza di chi cattolico non è o semplicemente di chi non è religioso, le proprie volontà. Il golpe soft di cui parlavo tempo fa in questo blog trova conferma ogni giorno leggendo i giornali, nella più totale indifferenza sia degli Italiani, ormai anestetizzati da una televisione drogata e falsa, che anche dagli stranieri che, complice forse anche la crisi economica, si stanno facendo gli affari loro e non hanno nè tempo nè voglia di ascoltare le nostre disperate urla di libertà. Quanto tempo ancora dovremo aspettare prima di liberarci da costoro?
lunedì 16 giugno 2008
ITALIA GOLPE SOFT?


Le cose che sono successe in queste settimane in Italia vengono dipinte come necessarie per le libertà individuali ma non sono altro che l'inizio di un golpe, un golpe soft senza spargimenti di sangue ma pur sempre un golpe.
L'assemblea annuale della Federazione europea dei giornalisti condanna il progetto di legge del governo italiano che, con la scusa della privacy, vuole stabile sanzioni penali - fino a tre anni di carcere - per i giornalisti che pubblichino informazioni o citino notizie di inchieste giudiziarie. È il caso soprattutto delle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura. Questa è un'iniziativa - prosegue il documento - che mette il bavaglio ai giornalisti e impedisce ai cittadini di essere informati su temi d'interesse pubblico compresi nelle inchieste giudiziaria. Questo modo di procedere è contrario ai principi universali dei diritti dei media e della loro funzione nelle democrazie moderne. I giornalisti, infatti, non devono nascondere le informazioni d'interesse generale, sia originate da fonti libere sia da fonti confidenziali, che essi hanno il dovere di proteggere. Il progetto di legge del governo italiano è contrario alle convenzioni internazionali e alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. L'assemblea annuale della Fej sostiene il sindacato dei colleghi italiani, la Fnsi, nel suo contrasto, nella sua opposizione contro il disegno di legge e fa appello al Parlamento italiano a non approvarlo o a modificarlo profondamente. Non solo ma quando emerge un reato nei confronti di un sacerdote, dev’essere immediatamente avvertito il vescovo, e quando emerge un reato a carico di un vescovo dev’essere avvertito il Vaticano. Ora, è evidente che se il vescovo viene immediatamente avvertito è ovvio che il prete probabilmente verrà a conoscenza immediatamente delle indagini contro di lui e ciò renderà quasi impossibile che il prete faccia un passo falso.
E' quello che è successo col caso di don Mauro Stefanoni, per cui sono indagati per favoreggiamento personale il vescovo di Como Alessandro Maggiolini, il vescovo di Crema Oscar Cantoni e mons. Enrico Bedetti.
Se indagano un cittadino italiano, un vescovo, dobbiamo avvertire il capo di governo di uno stato estero, il Segretario di Stato vaticano. A me sembra una assurdità.
E' una norma indegna di un paese civile, che ha abolito il foro ecclesiastico nel 1850 (legge Siccardi).
Se indagano un cittadino italiano, un vescovo, dobbiamo avvertire il capo di governo di uno stato estero, il Segretario di Stato vaticano. A me sembra una assurdità.
E' una norma indegna di un paese civile, che ha abolito il foro ecclesiastico nel 1850 (legge Siccardi).
In tutto questo clima non c'è nessuna voce contraria nessuno che abbia il coraggio di affrontare queste limitazioni della libertà con proposte alternative arrivando anche al muro contro muro, se l'opposizione non morde è destinata all'estinzione ed allora si non sarà più soft il golpe che stiamo subendo...
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