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mercoledì 28 settembre 2011

SOLO DA NOI NON SUCCEDE MAI NIENTE

In Arabia Saudita, prima arriva la condanna di una donna a 10 frustate per aver osato guidare un'automobile poi, sotto le inevitabili proteste del mondo 2.0, il re in persona annulla la sentenza.
Solo da noi non succede mai niente.

mercoledì 5 gennaio 2011

BERLUSCONI SI TAGLIA IL COGLIONE SINISTRO

Per riempire il vuoto della propria politica, Berlusconi cerca di metterci qualunque cosa serva a distogliere la mente degli italiani dai fatti quotidiani. E così si butta sul solito argomento mai passato di moda: i comunisti.
In collegamento telefonico con la trasmissione Kalispera, straparla sui soliti magistrati comunisti che farebbero qualsiasi cosa per eliminarlo (dando così implicitamente ragione a Lula sul caso Battisti) e poi giura e spergiura di non essersi mai accostato con una donna di sinistra nè ora nè mai. 
Ma come fa il Premier a sapere cosa votano le donne che avvicina? Questa idiosincrasia con tutto ciò abbia a che fare con la sinistra è patologica, che si sia tagliato anche il testicolo mancino? Mah.

venerdì 29 ottobre 2010

MOZART PREDISSE IL BUNGA BUNGA




Eh! Consolatevi;
non siete voi,
non foste,
e non sarete né la prima,
né l'ultima.

Guardate:
questo non picciol libro
è tutto pieno
dei nomi di sue belle:

Ogni villa, ogni borgo, ogni paese
è testimon di sue donnesche imprese.

Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatti'io;
Osservate, leggete con me.

In Italia seicento e quaranta;
In Allemagna duecento e trentuna;
Cento in Francia,
in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.

V'han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V'han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v'han donne d'ogni grado,
D'ogni forma, d'ogni età.

Nella bionda egli ha l'usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.

Vuol d'inverno la grassotta,
Vuol d'estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.

Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.

Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.

venerdì 2 luglio 2010

OSPEDALE DONNA

Arriva il premio agli ospedali più sensibili alle problematiche femminili. Progetti e nuove preposte per difendere la salute della donna. Sicuramente la Lombardia sarà agli ultimi posti.

martedì 6 aprile 2010

DONNE CONTRO UOMINI



  1. Si = No
  2. No = Si
  3. Forse = No
  4. Abbiamo bisogno = Voglio!
  5. Ti chiedo scusa = Te ne pentirai
  6. Dobbiamo parlare = Sei nei guai
  7. Certo, vai avanti! = Meglio di no!
  8. Fà ciò che vuoi = LA pagherai in futuro
  9. Non sono arrabbiata = Certo che sono arrabbiata, stronzo!
  10. Sei molto attento stasera = Non avrà fatto altro che pensare al sesso


IL LINGUAGGIO MASCHILE

  1. Ho fame = Ho fame
  2. Ho sonno = Ho sonno
  3. Sono stanco = Sono stanco
  4. Bel vestito = Mi piacerebbe strappartelo
  5. Ti amo = Facciamo all'amore, adesso!
  6. Che palle! = Hai voglia di fare all'amore?
  7. Vuoi ballare? = Mi piacerebbe fare sesso con te
  8. Posso chiamarti qualche volta? = Mi piacerebbe fare sesso con te
  9. Andiamo al cinema stasera? = Mi piacerebbe fare sesso con te
  10. Posso invitarti a cena? = Mi piacerebbe fare sesso con te
  11. Queste scarpe non si intonano con l'abito = Sono gay

sabato 9 gennaio 2010

OR TI CONOSCO TUTTA, O MERETRICE, SVERGOGNATA PUTTA.


Il sindaco Alfredo Celeste (PDL), già noto in questo post di qualche mese fa, ha trovato il modo di far lavorare i vigili urbani anche nelle ore notturne. Ora si apposteranno sulle strade principali del comune per controllare eventuali contrattazioni di prestazioni sessuali. Viene da chiedersi come faranno a distinguere i dialoghi fra le parti; come faranno ad essere certi, ad esempio, che stiano parlando di quello e non di dove si trovi l'ufficio postale, ad esempio. Mi auguro che non basti fermare tutti coloro che si fermano davanti a qualcuno che indossa una minigonna...mi auguro. Ma sicuramente non sarà così. Sicuramente mi starò sbagliando.

martedì 23 giugno 2009

OUI, OUI, OUI, SARKOZY

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che in Francia non c'è posto per il burqa, l'abito che copre le donne da testa a piedi e che ne nasconde anche il volto, dato che sono un simbolo della sottomissione delle donne. In Francia dal 2004 è in vigore la legge sulla laicità, che proibisce l’ostentazione di simboli religiosi in luoghi pubblici per garantire la neutralità dello Stato e l’eguaglianza di tutti i cittadini. Tuttavia i politici francesi si sono mostrati convinti del fatto che non sia un problema di laicità. Il presidente Sarkozy ha ribadito che il burqa è "un segno di avvilimento e che non è il benvenuto sul territorio francese", durante una riunione delle Camere a Versailles.
Questa notizia arriva dopo quella di qualche giorno fa sul mancato appoggio del Presidente francese alla candidatura di Mario Mauro alla presidenza dell'europarlamento. Mario Mauro, appoggiato da Berlusconi, è un cattolico integralista e sui diritti delle persone omosessuali ha sempre assunto posizioni gravemente illiberali, le stesse che provocarono la bocciatura di Buttiglione come commissario europeo quando parlò, pubblicamente, di disordine morale. Anche noi vorremmo avere una destra sarkoziana, liberale e laica, ne guadagneremmo tutti; tutto il contrario della attuale destra italiana che non accetta mai il confronto su nulla e che ha sempre deciso tutto in famiglia, dicevano: "la nostra politica è cosa nostra"...appunto...


lunedì 21 aprile 2008

DE LA MUYER Y LA RELIGION

Para hablar con toda franqueza, estoy siempre más convencido de que las religiones no son amigas de las mujeres. En la historia y en la práctica de las tres religiones monoteístas profesadas en el Mediterráneo -interpretadas y dirigidas sólo por hombres- hay una buena dosis de misoginia, donde reaccionarios y conservadores encuentran en ellas, en vez de obstáculos, un buen sostén.

Piénsese en las mutilaciones genitales femeninas, que en algunos pueblos egipcios todavía son justificadas y legitimadas por argumentaciones de carácter religioso, mientras se trata, en realidad, de una práctica que tiende a conservar una tradición que quiere a la mujer completamente sometida al hombre, ya sea a su marido, su padre, su hermano, cuñado, etcétera, y que no tiene ninguna relación con el Corán o con la religión musulmana. También el rol que la mujer tiene dentro del mundo árabe y que en algunos países es aún del todo marginal, encuentra su razón de ser en una interpretación de la sharía particularmente restrictiva, útil para el mantenimiento de una tradición patriarcal, que en sus manifestaciones más obtusamente prohibicionistas, llega incluso a negar a las mujeres el acceso al carné de conducir, como en Arabia Saudita, por no hablar del derecho de voto o de propiedad.

Igualmente, cuando se habla de mujeres musulmanas hay que prestar atención para no caer en la equivocación de la generalización. De hecho, la mujer "musulmana" es sólo una abstracción, existen las mujeres turcas, kuwaitíes, sauditas, con problemas que son muy diferentes. Su condición está dictada no tanto por la religión en abstracto, sino por la estructura política del país al que pertenecen, más o menos influenciada por la religión.

Cuando hace nueve años, la asociación No hay Paz Sin Justicia organizó en Sevilla el primer Fórum con mujeres islámicas, las diferencias nacionales emergieron netamente. En países como Turquía o Túnez, donde la separación entre religión y política se ha consolidado a lo largo del tiempo, todo o casi todo el capítulo de derechos personales como el divorcio, aborto, la custodia de los hijos, etcétera, estaba resuelto. Pero el común denominador que apareció, también con claridad, en los últimos años -no sabría decir si desde los atentados de 2001 o antes- es que el universo de las mujeres en los países musulmanes, cada uno con sus especificidades, está en movimiento. Son ellas el soft power que puede empujar a estos países a posibles aperturas democráticas y de desarrollo; y esto nos hace esperar una posible y próxima liberación de una serie de violencias que las ve desde hace siglos relegadas a los márgenes de la sociedad, también en términos de acceso a la instrucción, a la vida profesional y política y en muchos casos víctimas de violencias físicas, sin tener ninguna posibilidad ni siquiera de intentar una acción para hacer valer lo que nosotros definimos, lamentablemente con una acepción de misoginia, derechos naturales e imprescriptibles del hombre, entre ellos la vida, la integridad física, la libertad o la propiedad.

La condición de la mujer y la lucha para la afirmación de los propios derechos encuentra su elemento común en el enemigo a afrontar: la tradición, que frecuentemente se acompaña de una interpretación equivocada de la religión.

Aparte de la condición de la mujer en los países musulmanes, el combate de las mujeres en Europa para la emancipación y la igualdad -aún no concluida en algunos casos, como en mi país, preocupantemente abandonada- siempre ha encontrado en el establishment religioso, debo decir sobre todo en el católico, una fuerte resistencia, más difícil de superar en cuanto ese establishment ha podido influenciar al poder político con la ayuda de partidos más o menos declarados confesionales.

Pienso en las luchas llevadas a cabo en Italia para la legalización del divorcio y la interrupción voluntaria del embarazo, o más recientemente la del derecho a procrear con amor también con la ayuda del progreso científico (Referéndum para la reproducción asistida), que han sido enfrentadas aun si sólo daban soluciones a problemas sociales muy sensibles. Problemas en los que la fe religiosa consiente dar una respuesta en el plano individual, pero de los que el Estado debe dar una respuesta que sea practicable por todos, creyentes o no.

La mujer por eso, en cualquier campo de la vida, desde la política hasta otras profesiones, encuentra muchos obstáculos y dificultades que no hallan los hombres, dificultad que encuentran incluso en el ámbito del ordenamiento eclesiástico.
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