giovedì 4 giugno 2009

L'ELOGIO DELLA LENTEZZA

Questo dipinto del realista Courbet diede scandalo nella Parigi del tempo. Courbet, era solito ritrarre la crudezza del mondo, i vizi di quella borghesia che imperava in Francia. I borghesi avrebbero ribattuto che l’ozio, in realtà, è il flagello degli operai, fannulloni indisciplinati che passano tutto il tempo libero a bere birra e gozzovigliare, un po' quello che va dicendo il ministro Brunetta ai giorni nostri. Ed infatti niente vacanze per i lavoratori, altrimenti si sarebbero lasciati andare a chissà quali degradazioni morali. Insomma, in epoca moderna il vizio dell’ozio perde il suo carattere religioso per divenire crimine contro l’etica del lavoro. Bisogna lavorare! Bisogna produrre! Non chiederti perché, lavora e basta, che ti nobilita!
La ricchezza e la tecnologia della nostra società ci consentirebbero di vivere agiatamente anche lavorando solo poche ore al giorno. Teoricamente. Di fatto siamo dominati da un imperativo a produrre sempre e comunque, cioè ben oltre ciò che sarebbe individualmente o collettivamente necessario. Tolte otto ore di sonno e otto in ufficio, rimane ben poco, giusto il tempo di lavarsi, prendere il treno del pendolare, mangiare e guardare un po’ di Tv.
Ciò che dal lavoro esula, famiglia, amici, hobbies, piaceri, viene tutto compresso nel week end: due giorni (o addirittura uno) su sette per noi, gli altri per la produzione!
Oggi l’ozio viene riscoperto come terapia della nevrosi da lavoro: lavorare con calma e per bene, come un artigiano, trovare più tempo per coltivare le amicizie e gli interessi, apprezzare tutte quelle cose apparentemente “inutili”, perché non immediatamente traducibili in moneta, che fanno la qualità della vita. Cosa c’è di più urgente di ignorare l’urgenza, di abbandonare la frenesia e l’ansia a favore della lentezza e della riflessione? Abbiamo forse bisogno di una nuova etica oziosa? Forse si...
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