mercoledì 10 giugno 2009

GIU' LA TESTA

Ieri sera mi sono addormentato con la notizia che il colonnello Gheddafi non avrebbe parlato al Senato della Repubblica, stamane la notizia del giorno è, invece, che ci parlerà...Cosa sia successo nella notte mi è difficile comprenderlo, come mi è altrettanto difficile capire i motivi che hanno indotto il governo ad un simile atto. Prima di lui al Senato, la Camera alta della nostra Repubblica, avevano parlato solo Re Juan Carlos ed il segretario generale dell'ONU Kofi Annan. Ma non è tutto, il grande dittatore è atterrato in Italia vestendo l'alta uniforme e sul petto ostentava la foto di un eroe libico che guidò la rivoluzione contro l'Italia.
Gheddafi è diventato particolarmente amico del nostro governo da quando ha accettato un accordo sui "respingimenti", dove – come dimostrano ormai migliaia di testimonianze – le donne vengono violentate dai soldati e gli uomini torturati e uccisi. Ma siccome al peggio non c'è mai fine a codesto gentiluomo gli si vuol pure dare un Laurea ad honorem.
A contrastare tutto questo in Parlamento sono rimasti in pochi, sia a destra che a sinistra, mentre venerdì, all’auditorium di Roma è previsto un incontro tra il leader libico e una rappresentanza di 700 donne del mondo politico, intellettuale, della cultura, capitanate da, udite udite, Mara Carfagna(Me cojoni!). Accanto al gruppo di donne che si prepara ad accogliere Gheddafi, ce n’è un altro, che ha deciso di disertare l’incontro perché ritiene il leader libico “uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità” e ha scritto una lettera a Gheddafi, mandata per conoscenza ai rappresentanti del governi italiano e dell’Unione europea.
Intanto Roma è una città blindata, con un tendone da circo beduino piantato in uno dei suoi storici parchi, quello di Villa Doria Pamphili, che ha accentuato i malumori dei suoi frequentatori anche di quei ragazzi di destra del movimento RES (Roma Europa Sociale) vicini al PDL.
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