giovedì 4 giugno 2009

FILM: G8/2001 FARE UN GOLPE E FARLA FRANCA

Un film di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio con Mario Portanova. Genova, luglio 2001 I tre giorni in cui le forze dell’ordine italiane andarono “fuori controllo”. La più imponente operazione politico-militare della storia della Repubblica. La catena di comando che originò il disastro. Le decisioni nei giorni di sangue. L’ultima sentenza e il grido “vergogna”. Con le interviste esclusive a protagonisti e testimoni del tempo: Claudio Scajola (ministro dell’Interno); Fausto Bertinotti (segretario di Rifondazione Comunista); Giuseppe Pericu (sindaco di Genova); Luigi Malabarba (senatore di Rifondazione Comunista); Filippo Ascierto (deputato di AN); generale Nicolò Bozzo (comandante della polizia municipale); Angela Burlando (vicequestore); Concita De Gregorio (inviata di Repubblica); Furio Colombo (direttore de L’Unità); Mark Covell (giornalista e parte civile nel processo Diaz); Lena Zulke (parte civile nel processo Diaz); Laura Tartarini (avvocato del Legal Forum).


 Il summit venne preceduto, per mesi, da rapporti dei servizi segreti italiani e internazionali, da decine di riunioni politiche e tecniche, da ingenti stanziamenti finanziari e da modifiche “emergenziali” del funzionamento del trattato di Schenghen, delle garanzie dei diritti dei cittadini arrestati. Era anche previsto un possibile grande numero di cadaveri, per cui vennero allestite camere mortuarie nell’ospedale San Martino e un numero elevatissimo di arrestati, per cui vennero parzialmente svuotate quattro carceri in Piemonte e in Lombardia e la caserma di Bolzaneto venne trasformata in ufficio matricola. La certezza di avere gli occhi del mondo puntati addosso portò poi al cambio delle divise per i nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri, alla dotazione di nuove armi e nuovi gas  e alla costruzione di un moderno ghetto che chiuse per almeno una settimana il centro storico della città di Genova, con grate invalicabili, garritte, posti di blocco e la sospensione delle attività commerciali, così come dei matrimoni e dei funerali. Venne poi chiuso lo spazio aereo e installate batterie antimissile, in base a segnalazioni dell’intelligence che parlavano di una preparazione di un attacco, con aerei, all’Air Force One con cui arrivava e sarebbe ripartito il presidente americano Gorge W. Bush. (Eravamo a poche settimane dall’11 settembre e dall’attacco alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington).
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