venerdì 13 febbraio 2009

LA RELIGIONE IMPERFETTA


"Fate quello che dico ma non fate quello che faccio". Fin da piccolo ho ascoltato questa massima, è riferita alla chiesa cattolica, e devo dire che mai come ora queste parole risuonano nella mia testa, specialmente dopo la vicenda di Eluana e di tutte le polemiche sorte prima e dopo la sua liberazione. Come potete ben immaginare io non sono molto incline a seguire i dettami della Chiesa, ma mi è stato segnalato che nel suo Catechismo ci sono numerose incongruenze, per lo meno per me. Un esempio su tutti è l'art. 2278 che come potete leggere qui sotto parla molto chiaro, ma se lo rapportiamo a quanto avvenuto in questi anni fa un certo effetto pensare a quanta falsità ci sia negli ambienti ecclesiastici. Falsità ed incongruenze che però, secondo la logica cattolica, tali non sono, anche perchè vale sempre la regola che il battezzato “non appartiene più a se stesso”, perché è tenuto a essere “obbediente” e “sottomesso” ai “Capi della Chiesa” (Catechismo, 1269). Potremmo dire che la vita di tutti i battezzati è in comodato d'uso e secondo l'art. 1269 devono avere uniformità di pensiero coi "capi della chiesa", ossia decidere è "cosa nostra..." Chi non sta a queste condizioni illogiche e degradanti faccia, almeno formalmente, il gesto di abbandonare la Chiesa con la pratica dello sbattezzo.


2278. L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.(Catechismo della Chiesa cattolica, 1992)
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