sabato 19 luglio 2008

OBIETTORI DI INCOSCIENZA



Una donna sottoposta ad aborto terapeutico si è vista negare la somministrazione di una terapia antidolorifica da parte di un medico anestesista, che avrebbe motivato la sua astensione per ragioni legate all’obiezione di coscienza da lui esercitata in virtù della legge che regolamenta l'interruzione volontaria della gravidanza. Tale diniego avrebbe prodotto sofferenze fisiche e psicologiche alla paziente, la quale avrebbe ricevuto successivamente le necessarie cure da parte del medico primario del reparto, intervenuto a seguito delle molteplici sollecitazioni del coniuge della paziente.


Dopo i ripetuti casi in cui questi integralisti cattolici si rendono protagonisti nelle cronache, ha ancora senso prevedere l'obiezione di coscienza per i casi d'aborto? Ma soprattutto cosa dice la legge in questione? La legge dice che “l'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento”.


Urge riflettere sull'istituto dell'obiezione di coscienza anche in relazione al fatto che in questi ultimi 30 anni sono stati fatti passi enormi in tema di aborto (ad es.RU486 e/o pillola del giorno dopo) e quindi l'intervento medico, se si vuole, potrebbe essere ridotto al minimo necessario come già avviene in quei Paesi non vaticanizzati...


Sarebbe auspicabile prevedere l'abolizione dell'obiezione di coscienza e la possibilità di acquisto sia della pillola del giorno (ad es. Norlevo) che della RU486 senza ricetta medica. Fantascienza?
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